

A tutti Auguri!



Titolo: "Amarsi" olio su tela - Oriella Orazi

Titolo: "Verso l'isola che c'è" - olio su tela - Oriella Orazi

Titolo: "Lo stesso cielo" olio su tela - Oriella Orazi
E se tu fossi prescelto –
e io – condannata a essere
dove tu non sei –
quello – allora – sarebbe l’inferno per me.
Emily Dickinson

La mimosa scelta come simbolo, fragile e odorosa. Fragile all’apparenza... Quale vento, giocandoci dentro o infuriandosi contro, la può spezzare? Scomporre e sciupare sì, ma non schiantare, non divellere!
Gialla e luminosa come luce sulla via (senza volere troppo attingere dalla Beatrice “luce e guida” della Divina Commedia....) e la sua fragranza, difficile da contenere è una presenza che si espande oltrepassando i limiti delle recinzioni... che spesso nella storia dei tempi sono state poste alle donne.
Recinzioni che possono prendere a volte il nome di valori, mai scelti bensì imposti; recinzioni dal nome chiamato amore, molto spesso nient’altro che segno di dominio... Recinzioni a volte fatte di finestre e porte chiuse, dove il fuori al massimo poteva venire “spiato e sbirciato”. Recinzioni altre volte fatte di costumi, nomi, concetti, abitudini, assunti tanto da credere e reputare naturale, insito e intrinseco alla natura femminile, molto di ciò che è stato ed è solo induzione culturale.....
Ma come detto, tornando alla metafora, è difficile, sennonché impossibile, contenere, imprigionare, occultarne la fragranza. Essa stessa, lentamente nel tempo, si è estesa: a volte, in modo subdolo, basti pensare alle piccole e grandi conquiste ottenute attraverso persone e situazioni non sempre consoni per la loro poca ortodossia ad un’autentica emancipazione e consapevolezza del proprio sé al femminile; a volte, in modo combattivo e solare.... fino ad arrivare là dove i luoghi e gli spazi erano, da sempre, per antonomasia deputati ad essere esclusivi del solo universo maschile....
Arrivare là dove mai si è pensato di vedere “camicie a fiori” (altra metafora della presenza al femminile soprattutto nei luoghi di potere gestiti da uomini in completo gessato!!!!) è quanto si è cercato di ottenere... ma una volta “arrivate” si crea come uno spazio in cui occorre ancora lottare, ancora interrogarsi... A parte il fatto che questo “arrivare” non è una realtà così diffusa e omogenea, basta spostare lo sguardo un po’ più in là per accorgersi che ancora in molte aree geografiche ciò è solo mera utopia..., ma pur volendoci “limitare” a prendere atto solo di quelle realtà in cui l’essere “arrivate”, come detto, nei luoghi per antonomasia maschili, è accaduto, anche in questi casi sorge una domanda se non un ventaglio di domande.
Arrivare è sempre sinonimo di emancipazione, cioè espressione del raggiungimento della piena esplicazione delle proprie potenzialità? Entrare là dove mai si era entrate, vuol dire sempre “ritrovarsi” ed affermare il proprio sé?
Arrivare vuol sempre stare ad indicare la conquista di nuove possibilità per allargare il proprio orizzonte, l’affermazione della propria dignità di persona intera, e della propria creatività, l’affermazione del proprio sé e della propria persona?
Arrivare, molto spesso, ahimè!, è anche entrare in certi meccanismi, compromettersi con modi di fare e di essere che sono intrinsecamente contrari al più autentico spirito che dovrebbe animare un sincero “esserci” e un volere “essere presente” come un essere completo... Spesso esserci o arrivare vuol dire conformarsi proprio a quella logica preclusiva, una logica basata sulla più spietata competitività, sulla supremazia dell’uno sull’altro... Una logica per cui arrivare alla meta rappresenta il massimo soddisfacimento, senza tenere in considerazione cosa si è “speso”, cosa si è compromesso, cosa si è sopraffatto, e ciò non è altro che accettare e conformarsi a quel modo di fare che, appunto, ha messo ai margini ed in silenzio chi da sempre è stato ritenuto qualche cosa di diverso, se non sempre inferiore, ma un diverso al quale guardare non con parità bensì con superiorità...
Con un “otto” marzo alle porte, credo che meriti attenzione il prendere tempo per riflettere e interrogarsi.... cercando di trovare quelle forme e modi per “esserci ed arrivare” in cui tutte le valenze al femminile non vengano né sciupate né calpestate volendo a forza entrare per quel varco che tutto ingoia e tutto consuma inducendo le persone a diventare automi che producono, spesso l’uno contro l’altro...
Se tanto si è lottato contro una logica “maschilista” perché ripercorrerne le modalità tanto per carpire quella che può essere una personale opportunità, senza tenere conto di quanto di prezioso ci sia da far vivere e valere?
Che quei rami di mimosa non siano solo una scalpo selvaggio anch’esso sottoposto all’implacabile legge di mercato che tutto ingoia... ma una fragranza libera che sia occasione per riflettere e ritrovarsi: donne e uomini, cercando appunto di porsi nella multipla e variegata esperienza e “modo di essere” che ogni persona, femmina o maschio, ha da portare e ha da dire...
Un “otto” marzo in cui il pensare e il cercare se stesse e l’altro prendano il posto di un frenetico fare e consumare che impera ovunque.
Oriella Orazi
Neve a Marzo…
(Oggi in estemporanea…)
Nevica
sul rosa
giallo e bianco
di novelle fioriture.
Nevica tra i pensieri miei
distratti e assorti.
Oriella Orazi