Io sono una che non adegua la sua vita ad una idea ma piuttosto preferisce vivere e far adeguare le idee al suo stesso vivere.
Mi spiego con una immagine. Nella scelta di un indumento, non adeguo il mio corpo all’abito che vorrei, piuttosto, osservo il mio corpo e penso, scelgo l’abito più adeguato e quindi più consono per esso.
Osservo la vita, quella intorno a me ma soprattutto quella che fluisce in me, mi metto, di essa, in ascolto. La “sento”, e poi la penso e da lì il nascere dell’idea che la rappresenti e non l’idea alla quale aderire. Non voglio che l’idea “arrivi” prima di me, prima deve arrivare quella che sono, “Oriella” e in seguito l’idea di quello che Oriella riesce ad essere, a dare e dire.
Le ideologie, o i credi, costruiscono un abito dentro il quale ci si deve per necessità calare. Sarà l’abito a “rappresentarti”, a parlare di te, non tu a presentare l’abito
L’ideologia, così come ogni credo, per quanto tale inopinabile e dogmatica, paralizza, dà una forma, una maschera impedendo la vita, che per essere tale ha necessità di fluire, quindi cambiare… scorrere (di questo ci ha già avvisato Eraclito con il suo panta rei) e rinnovarsi. Ma perché ciò avvenga non si può restare nella stessa posizione (ideologia) che comporta di per sé la staticità. Nel movimento si opera un continuo prendere e lasciare. E come un percorso, si parte da un punto A per giungere ad un punto B o ancor meglio ad un punto che magari si ignora, ma comunque è richiesto ”il lasciare” la posizione precedentemente presa. L’ideologia costringe a stare “seduti” ma seduti su un trono, espressione dell’arroccamento, non seduti in riva ad un fiume osservando l’acqua che scorre. In tal caso l’immagine dello stare seduti è la “non azione” come svuotamento disponibile a possibili riempimenti.
L’ideologia ti obbliga a guardare in una sola direzione, liberi da essa lo sguardo può estendersi a trecentosessantagradi.
L’ideologia è un trono che dà l’illusione della sicurezza di chi crede di sapere sempre cosa sia giusto o sbagliato. Illusione che induce a ritenere che le presunte certezze metteranno al riparo da ogni possibile disorientamento. Ma è un trono che oltre ad obbligare all’immobilità e quindi all’atrofia, impedisce il piacere di vedere tutto ciò che vi è oltre la limitatezza del suo orizzonte.
Chi non appartiene a nessuno, ovvero chi è fuori di ogni schieramento non ha il timore di nutrirsi di nessun cibo, perché ne sa gustare il sapore senza interrogarsi in merito all’ideologia, nonché religione o schieramento politico di appartenenza del cuoco.